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Inno alla convivialità. Intervista alla psicoterapeuta Simona Felici


Secondo una ricerca internazionale condotta da Doxa e commissionata dalla più grande associazione alimentare Europea “Unione Italiana Food”, gli italiani sono i primi a vivere il cibo come strumento di socializzazione e convivialità.

Per convivialità si intende il piacere che deriva dallo “stare a tavola con gli altri”.

Il pasto conviviale è quello in cui ci si confronta, assaporando gusti e alimenti che hanno una storia e un significato simbolico, legato alle tradizioni locali della società di appartenenza, che si tramandano di generazione in generazione.

La convivialità intesa come condivisione del cibo favorisce il dialogo, la riflessione e il piacere della socialità.

Un rito intramontabile del quale noi italiani restiamo leader ed icona nel mondo.

Ma cerchiamo di capire meglio il concetto con la dott.ssa Simona Felici, psicologa e psicoterapeuta, esperta di benessere individuale, di coppia e familiare.


1) Dott.ssa Felici, cosa rappresenta il cibo per un individuo?

Il cibo è relazione, è convivialità. Da quando nasciamo il cibo non si limita ad essere solo fonte di sopravvivenza biologica, ma veicola innumerevoli significati simbolici, relazionali e sociali.

Pensiamo al “seno materno” al quale il bambino, appena venuto al mondo, si attacca per soddisfare un bisogno, la fame, e dal quale riceve il latte, il nutrimento, che diventa in quell’incontro, un potente veicolo di messaggi che riguardano la dimensione affettiva del legame tra madre e figlio.

L’esperienza dell’essere nutriti e dell’essere amati si fondono e diventano un’esperienza unica nel mondo interno del bambino. Il momento del pasto racchiude in sé quindi, fin dalle primissime fasi della nostra vita, un valore comunicativo e relazionale prima con la madre, e successivamente, con lo svezzamento, con tutto il contesto familiare. Via via nel corso dello sviluppo assume sempre più significati legati alla socializzazione e all’appartenenza.

La convivialità intesa come il vivere insieme e il mangiare insieme è dunque un aspetto intrinseco dell’atto nutritivo.

2) Perché è importante mangiare in compagnia?

La parola compagnia deriva dal latino cum con panis pane e significa “partecipe dello stesso pane”.

E’ quindi un concetto strettamente legato alla convivialità, al vivere insieme, al mangiare insieme.

Condividere la stessa tavola significa appartenere a quella famiglia, a quel gruppo di amici o di colleghi. Non a caso si usa dire “non aver mai mangiato nello stesso piatto”, quando tra due persone non c’è una certa confidenza o intimità.

Se pensiamo alle riunioni familiari, nelle celebrazioni dei riti come il matrimonio o ai pranzi natalizi, agli spuntini fra colleghi, agli aperitivi tra amici o alle cene di coppia, il cibo rappresenta un momento fondamentale per costruire i legami sociali e rinsaldare legami d’affetto. A tavola ci si racconta, ci si scopre. Si mettono insieme esperienze e differenze, si trasmettono odori e sapori. La convivialità esalta la percezione del piacere connessa al cibo, come momento di intimità con l’altro ma anche con sé stessi.

3) Perché alle persone piace mangiare al ristorante?

Credo che in quest’epoca in cui sembra che il tempo non basti mai, in cui è necessario che tutto sia “fast” regalarsi una serata fuori con la famiglia, con gli amici rappresenti un’occasione per fermarsi, per stare e per godere. È un modo per prendersi cura di noi. Il ristorante, l’aperitivo fuori casa, rappresenta un luogo di ritrovo e di scambio, anche fisico, di parole, di sguardi che avvicina, dove ci si ascolta e ci si conosce in modo reale e non solo virtuale. Dedicarsi un pranzo, una cena fuori rappresenta un modo di vivere che dà valore ai rapporti, al tempo dedicato all’altro, al buono e al bello delle esperienze sensoriali.

4) Concludendo dott.ssa Felici in che modo il cibo ci salverà?

In quest’era del digitale in cui siamo tutti molto “social” ma sempre meno sociali, il cibo e il mangiare insieme possono rappresentare un’occasione per “nutrirsi dell’incontro”.

Plutarco, nelle sue Dispute Conviviali, ci ricorda:

“Noi non ci invitiamo l’un l’altro per mangiare e bere semplicemente, ma per mangiare e bere insieme”.

Lunga vita a questi momenti di ritrovo e socializzazione!

Ringraziamo la dott.ssa Felici e vi invitiamo a socializzare qui al Ketumbar.

Ketumbar infatti non è un semplice ristorante ma è un vero e proprio punto di ritrovo, dove oltre a gustare ottimo cibo, si può assistere ad  eventi  interessanti come la rassegna musicale artistica “Fuoripalco” o leggere un buon libro nel “salotto” dedicato al book crossing… e molto altro!

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