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Essere sommelier: intervista alla nostra esperta Laura Ferraro


Essere sommelier presuppone una passione per il vino e una sete continua di conoscenza.

Abbiamo già parlato nel nostro blog della professione del sommelier, oggi vogliamo intervistare la nostra sommelier, nonchè docente del Vinoforum Academy di Roma: Laura Ferraro.

Laura Ferraro sommelier Ketumbar

Laura Ferraro – sommelier Ketumbar

Da piccola, cosa rispondevi a chi ti chiedeva “cosa vuoi fare da grande”?

Da piccola volevo fare il chirurgo, poi crescendo mi sarebbe piaciuto diventare architetto. Alla fine ho studiato economia e commercio e sono diventata commercialista.

Che vuol dire essere sommelier? Quando il vino è entrato nella tua vita?

Sin da bambina con mio nonno e mio papà andavamo nell’astigiano a comprare il vino. Il profumo della cantina mi attirava a tal punto, che mi divertivo a guardare i vignaioli mentre ci riempivano le vecchie damigiane.

La passione l’ho sempre avuta, forse perché crescendo in Piemonte si respira quotidianamente la cultura del vino, fa parte di noi. Ho sempre  coltivato questa passione, anche semplicemente cenando in locali dove avevo la possibilità di degustare vini di ogni tipo/regione/stato.

La decisione definitiva di frequentare seriamente un corso professionale da sommelier è venuta a seguito del mio trasferimento a Roma.

Proprio durante il corso la sete di conoscenza mi spinse sempre più ad approfondire questo mondo. Quindi concluso il corso da sommelier (circa 3 anni di studio e importanti bevute) mi sono iscritta ad un Master sul vino della durata di 2 anni.

Viaggi studio nei territori alla scoperta di luoghi, vini, cantine, culture mi ha permesso di decidere che era giunto il momento di trasformare la mia passione in un vero lavoro. Pienamente soddisfatta della mia scelta: essere sommelier presuppone una cultura a 360 gradi.

Il mio rapporto con il vino è una continua scoperta. Studio, approfondimento, riscoperta di sani valori che ci appartengono, quelli legati alla terra. Come per i nostri cugini francesi, il vino fa parte di noi.

Perché i sommelier sono considerati dei “fighetti” con la puzza sotto al naso?

Forse perché qualche rappresentante della categoria ha voluto dare importanza solo a vini blasonati, quelli dalle cifre con tre zeri. Nella vita quotidiana si può bere bene anche senza spendere cifre spropositate, soprattutto in Italia.  Basta informarsi o meglio ancora avere un sommelier che possa indirizzare nella giusta scelta.

Pensi che, per consigliare bene un cliente, sia sufficiente la preparazione “tecnica”, cioè la conoscenza enciclopedica dei vini di tutto il mondo, o che sia necessario anche un pizzico di “psicologia” per esaudire i desideri dei clienti?

Essere sommelier vuol dire essere anche un po’ psicologo.

Infatti la psicologia per creare empatia con il cliente è fondamentale, soprattutto con i neofiti. Enunciando teoremi sulla vinificazione o su tecnicismi, il rischio è quello di allontanare  potenziali clienti e di conseguenza creare quell’immagine un po’ snob.

Spesso è preferibile raccontare la storia di un vino legata magari ad un luogo, ad una famiglia, per far comprendere e far appassionare ad un racconto, un vissuto.

I sommelier italiani sono i più bravi nel costruire gli abbinamenti cibo-vino. Come vedi il futuro della sommelleria in Italia?

I sommelier italiani sono bravi se modesti, curiosi e professionali. Avvantaggiati dalla possibilità di sfruttare i vitigni autoctoni (oltre 300 in Italia) e presentare particolari vini che caratterizzano ogni regione italiana. Essere sommelier italiani ci fornisce una marcia in più,  grazie alla  nostra cucina regionale ed agli abbinamenti per tradizione, tramandati dai nostri nonni. Oggi queste tradizioni rivivono nei giovani chef che sperimentano ma rispettano le origini, collaborando attivamente con il sommelier (sala e cucina devono essere un tutt’uno).

La sommelleria in Italia potrà dare grandi risultati, solo se si avrà la capacità di trasmettere passione per un prodotto unico, conviviale, capace di far vivere emozioni reali.

Secondo te i millennials saranno attenti consumatori di vino?

I millennials cominciano ad avvicinarsi al mondo del vino con grande fascino e curiosità. Tutto sta nel riuscire ad educarli al buon bere, con cognizione, istruendoli con un approccio più friendly e gioviale. Occorre ricordargli  che si può bere bene, anche senza spendere un capitale, magari acquistando una bottiglia dividendone la spesa.

Vi è piaciuta la storia di Laura? Allora non vi resta che venire da noi per farvi consigliare da Laura il giusto abbinamento cibo-vino!!

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